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Rimini (in romagnolo Rémin, Rémni o "Rìmne" , in latino Ariminum) è una città di 141.505 abitanti, posta sul litorale adriatico e capoluogo dell'omonima provincia dell'Emilia-Romagna (istituita nel 1992 distaccandone il territorio dall'allora provincia di Forlì). Solo nell'aprile  1995 la provincia ha iniziato a essere effettivamente operativa, con l'attivazione della Prefettura e l'elezione del primo consiglio provinciale.Il comune di Rimini fino al 1955 comprendeva inoltre gli attuali comuni di Riccione e Bellaria-Igea marina oggi autonomi.
Insieme con Riccione e Cattolica è una delle mete del turismo balneare italiano e, più in generale, europeo (in modo particolare di provenienza tedesca e negli ultimi anni dall'Europa centro-orientale).
Le fortune turistiche di Rimini iniziarono nel XIX secolo.

Territorio

Rimini è situata in una zona pianeggiante sulla costa adriatica, nella parte sud-orientale della regione Emilia-Romagna. È bagnata da quattro fiumi: l'Ausa ,il Marano, l'Uso e il Marecchia, che dà il nome a parte della provincia (Valmarecchia; l'altra area è detta Valconca, dal nome di un altro corso d'acqua). Il corso del Marecchia è stato deviato in epoca recente - in base ad un progetto dell'architetto Rutelli, - per eliminare le periodiche inondazioni. Nell'entroterra comunica con il versante tirrenico dell'Appennino attraverso il Passo di Viamaggio, per cui passa l'antico itinerario che da Rimini giunge a Sansepolcro. La parte terminale del fiume è stata bonificata: una volta paludosa (pur all'interno della città) ora è un vasto parco verde attraversato da piste ciclabili, dotato di aree ricreative per bambini e con un lago artificiale, realizzato estraendo la ghiaia che assicurava la stabilità del Ponte di Tiberio, mentre la foce è stata mantenuta allagata, anche se sotto forma di canale "cieco" lungo circa 500 metri, per mantenere attivo il Porto Canale della città.
È la città italiana più vicina alla Repubblica di San Marino, alla quale è collegata con una superstrada costruita con fondi statunitensi dopo la seconda guerra mondiale sul tracciato della vecchia ferrovia internazionale Rimini-San Marino, sospesa e poi soppressa nel 1944 a causa dei bombardamenti alleati. La superstrada ha sostituito la vecchia strada consolare romana con alcune rettifiche del tracciato. La via romana, che iniziava dalla Porta Montanara, giungeva al confine di stato passando a fianco del Colle di Covignano e vicino all'attuale Museo dell'Aviazione. Il tracciato attuale della superstrada, invece, attraversa il territorio comunale di Coriano presso Cerasolo Ausa, prima di giungere a Dogana di Serravalle, che è la prima località dopo il confine di Stato.
La costa si presenta come una larghissima spiaggia, le cui acque sono molto basse e quindi particolarmente adatte alla balneazione.
Il primo stabilimento fu costruito nel 1843. Successivamente fu ampliato con un investimento del Comune. Comprendeva, tra l'altro, un ristorante un bar, una sala per fumatori e «gabinetti da toeletta per le signore».
Alla fine del XIX secolo il quotidiano milanese Il Secolo affermava: "Senza paura di esagerazione, si può dire che lo Stabilimento bagni di Rimini è inconstrastabilmente il primo di tutt'Italia, vuoi per la bellezza della spiaggia, vuoi per le sontuose casine, per le principesche sale, per la dolcezza del clima, per la franca cortesia degli abitanti".

Storia

La storia di Rimini ha avuto inizio dalla spiaggia. Dal paleolitico, l'uomo primitivo ha abitato la zona tra la costa e il colle di Covignano. Dalla preistoria, la strada della civilizzazione (umbri in maggioranza, celti ed etruschi) ha portato Rimini fino a diventare un' importante città dell'Impero Romano. La prima fondazione dovette probabilmente avvenire grazie all'arrivo di genti etrusche villanoviane stanziate a Verucchio, caposaldo villanoviano della zona. La creazione doveva avere probabilmente ragioni di tipo commerciale, dovute alle possibilità di approdo che permetteva la zona. Come un'eredità del mondo villanoviano, Rimini si dovette probabilmente trovare a far parte del mondo etrusco, cui si seguì probabilmente un dominio umbro ed in seguito, celtico. In epoca classica si hanno tracce di contatti col mondo Egeo, testimoniati dal ritrovamento di frammenti di ceramica greca. Si pensa che la città fosse considerato come un emporio dalle genti di Egina.
L'arrivo dei Celti non dovette essere troppo violento, ma si ebbe un'occupazione della zona da parte di Galli Senoni, i quali continueranno in seguito la loro marcia verso sud, occupando gran parte delle Marche ed arrivando poi ad occupare, seppur per breve tempo, Roma. L'eredità celtica non è visibile oggi, ma è grazie a questa occupazione che la città crebbe d'importanza e divenne uno dei porti maggiori dell'Adriatico, insieme alla vicina Ravenna. Questa crescita, sancì la fine delle fortune di un'altra città importante, posta sulla foce del Po, Spina.
Intorno al III secolo, la città si venne a trovare in mezzo alle vicende che videro contrapposti i Galli e i Sanniti contro i Romani.

Ariminum

Nel 268 a.C., alla foce del fiume Ariminus (oggi Marecchia), in una zona del Piceno già abitata in precedenza dagli Etruschi, dagli Umbri, dai Greci, dai Piceni, dai Sanniti e dai Galli, i Romani "fondarono" la colonia di Ariminum e vi stanziarono, prima della guerra contro Annibale, una legione e coloni plebei di Roma. La posizione geografica ne fece un bastione contro l'avanzata dei Galli, e un avamposto per le conquiste verso la Pianura Padana. Rimini era un'importante rotta di comunicazione tra il Nord e il Centro Italia. Vi transitavano, anzi vi partivano, ben tre delle più importanti vie Romane:

    * la Via Flaminia (220 a.C.), che partiva da Roma, la capitale dell'Impero, e arrivava direttamente ad Ariminum
    * la Via Emilia (187 a.C.), che partiva da Ariminum e arrivava a Placentia (l'odierna Piacenza)
    * la Via Popilia-Annia (132 a.C.), altro proseguimento della via Flaminia, verso Nord-Est: partiva da Ariminum passando per Rabenna (Ravenna), Atria (Adria), Patavium (Padova), Altinum, Aquileia, Tergeste (Trieste).

Rimini era di particolare importanza anche per il traffico di merci grazie al porto.
La città venne coinvolta anche in diverse guerre civili, ma rimase sempre fedele al popolo romano, in particolare a Mario e a Giulio Cesare, che dopo il passaggio del Rubicone (quale degli attuali corsi d'acqua fosse il Rubicone oggi è incerti. Taluni lo collocano dove ora scorre il Pisciatello, nel vicino paese di Savignano sul Rubicone, altri ritengono fosse l'attuale Marecchia, in un letto parzialmente diverso. Comunque, attraversando quel fiume che segnava l'inizio del territorio urbano di Roma, il Pomerium, pronunciò la sua leggendaria frase «Alea iacta est» (il dado è tratto) alle legioni, nel Foro di Rimini.
Il ponte di Tiberio, uno dei monumenti più celebri della città.
Rimini, che attirò l'attenzione di molti imperatori, soprattutto Augusto e Adriano, attraversò un periodo di splendore sotto Roma, vi si costruirono prestigiose costruzioni, come il Ponte di Tiberio (che subì durante l' ultima guerra numerosi bombardamenti e il passaggio dei carri armati Panzer; la sua solidità è dovuta all'ingegnoso sistema di archi che si prolungano sul letto del fiume, alla curvatura degli archi di sostegno che seguono la direzione del fiume e allo strato di ghiaia che, rimossa, ha messo in pericolo la relativa stabilità; ancora oggi utilizzato dalle automobili e chiamato anche "ponte del diavolo" per via di due buchi che la superstizione vuole fossero l'impronta di una cornata di Lucifero), l'Arco di Augusto, di grande importanza perché è il più antico arco romano ancora esistente - 2050 anni; non è stato edificato in città, ma fuori le mura, perché aveva un particolare significato: "qui comincia la pax e la civiltà romana", il teatro e l'anfiteatro.
L'opera che dovette però rappresentare meglio la città era probabilmente il suo porto, del quale oggi non rimane traccia, ma che si è riconosciuto essere nei pressi della odierna stazione ferroviaria e costituito in pietra bianca, probabilmente d'Istria, come quella dell'Arco d'Augusto e come quella del Tempio Malatestiano, il quale venne costruito utilizzando pure pietre appartenute all'antico porto romano. I fasti di questo periodo sono comunque visibili nel museo della città, nella sezione archeologica. Altro ritrovamento d'interesse, posto vicino al museo stesso, è la famosa domus del chirurgo, una casa del III secolo d.C., appartenuta a un ricco chirurgo romano. La sua importanza risiede nella grande quantità di mosaici ritrovati, ma soprattutto nel ritrovamento di un importante numero di strumenti chirurgici, oggi visibili nella sezione archeologica del museo. Nel 359, a seguito della crisi dell'Impero Romano causata da invasioni e guerre interne, la nascente comunità Cristiana tenne un importante Concilio a Rimini.
In epoca tardo antica, Rimini si trovò invischiata nelle vicende della guerra greco-gotica, che ne decimò la popolazione e portò pure ad un progressivo abbandono della città. nel 538 d.C.venne assediata dalle truppe del goto Vitige, ma venne liberata dal generale bizantino Narsete, poi, venne assediata nel 552 d.C. dai bizantini in seguito all'occupazione gotica del 549 d.C.. Questo assedio portò alla distruzione della prima arcata del Ponte di Tiberio perpetrata dal goto Usdrilla. Con l'avvento della metà del VI d.C. Rimini conobbe finalmente un periodo di tranquillità, quando si venne a trovare sotto la tutela dell'Impero bizantino. Divenne così una città importante della zona, in quanto si trovò a far parte della Pentapoli marittima. Nonostante le incursioni longobarde, i bizantini riuscirono a conservare la città e tutto il territorio di Ravenna, fin quasi a Bologna. Questa distinzione portò alla suddivisione in Longobardia, (dalla quale deriverà il nome Lombardia) e Romània (dalla quale deriva l'odierno Romagna), in quanto i bizantini erano riconosciuti come gli eredi dei romani.

Come già detto, la fase alto medievale, portò ad uno spopolamento della città, che si restrinse al punto di lasciare in stato di abbandono la zona compresa tra l'Arco d'Augusto e il Foro. Quest'area venne destinata ai campi, nonostante fosse all'interno delle mura cittadine.

Rimini nel Medioevo

La città divenne un Comune nel corso del XII secolo, e a seguito dei crescenti ordini religiosi che vi si stabilirono durante il XIII secolo, vennero edificati numerosi conventi e chiese. Conseguentemente arrivarono in città anche illustri artisti per progettare e decorare questi edifici. Il grande pittore Giotto fu l'ispiratore della scuola pittorica riminese del quattordicesimo secolo. Dell'insigne pittore, ci rimane solo il crocifisso conservato nel Tempio Malatestiano.
Altro edificio di grande importanza, sebbene sia oggi ridotto ad un semplice abside sfuggente, è la chiesa di San Michelino in Foro. La sua importanza risiede in un affresco ritrovato recentemente, che la collega al mondo dei Templari e rievoca antiche leggende.
Oltre agli edifici religiosi, possiamo ricordare gli edifici civili, che si ammassano tutti intorno alla Piazza del Comune (l'attuale piazza Cavour), il Palazzo dell'Arengo e il Palazzo del Podestà. In epoca comunale infatti, il centro del potere a Rimini venne spostato in questa zona, mentre l'antico Foro, veniva utilizzato per il mercato e, successivamente, per le giostre.
Altro importante impianto fu quello del nuovo porto, già presente a fianco del vecchio dall' XI secolo. Il nuovo porto risultava più riparato rispetto a quello vecchio, ma dovette inizialmente subire la furia del fiume Marecchia, che periodicamente allagava la città, creando così disagio anche ai pescatori. Lo spostamento del porto verso la foce del fiume, sancì la nascita di un nuovo borgo a ridosso di esso. Il Borgo San Giuliano, lo stesso che, con le sue viuzze, ispirò le scenografie (es. Amarcord) del grande regista riminese Federico Fellini.
Anche questo periodo venne comunque segnato da disordini interni, come quelli dovuti ai Patarini, dichiarati eretici dalla Chiesa. I Patarini, derivavano il loro nome dal Rione Pataro, quello che si estendeva nella zona dei campi all'interno delle mura.
In seguito ad una prima fase in cui la città sposò la causa ghibellina (guidata dalla potente famiglia dei Parcitadi), Rimini divenne guelfa, grazie soprattutto all'avvento della nobile famiglia dei Malatesta da Verucchio, il cui capostipite fu Malatesta il Vecchio, detto anche il Mastin Vecchio e ricordato nella Divina Commedia di Dante.
Dal 1295 Rimini, divenne una signoria, il cui territorio supera i confini geografici della Romagna, legando alla città alcuni centri dell'entroterra appenninico quali Sansepolcro (1370-1430), Sestino e Citerna.
Dal punto di vista letterario, si può rammentare che il forlivese Jacopo Allegretti fondò a Rimini, nel XIV secolo, quella che molti considerano la Prima Accademia letteraria d'Italia.

Rimini nel Rinascimento

Uno dei monumenti più celebri della città romagnola, presente nei testi di architettura anche stranieri, è il Tempio Malatestiano, progettato da Leon Battista Alberti intorno al 1450 per volere di Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini durante il XV secolo. Il tempio, così chiamato a causa dell'abbondanza di elementi pagani (la sigla I/S = la giovane Isotta amante di Sigismondo) a scapito di una pressoché totale mancanza di simboli cristiani, venne costruito su preesistenze medievali. La Chiesa di San Francesco, venne completamente ricoperta dalla nuova facciata progettata da Leon Battista Alberti. Il nuovo impianto non seguì totalmente le indicazioni dell'artista, vi sono infatti alcune modifiche dovute a motivi strutturali. Il vero progetto del genovese, è visibile sulle medaglie bronzee di Matteo de' Pasti il quale era pure il capo cantiere a Rimini. Gli interni del Tempio vennero affidati a maestranze toscane, come le sculture di Agostino di Duccio e le pitture di Piero della Francesca. Nella facciata principale il Duomo riprende l' Arco d' Augusto; in quelle laterali, il Ponte di Tiberio.
Altro luogo di interesse appartenente a quest'epoca, è il Castel Sismondo, il castello-reggia di Sigismondo Pandolfo Malatesta, che venne iniziato nel 1437 e finito nel 1446. Il suo impianto venne pensato per meglio difendersi dai colpi delle bocche da fuoco, ma sembra che fosse più che altro rivolto per intimorire la cittadinanza, visto che, la maggior parte dei bastioni, guardano verso l'attuale piazza Cavour. Del palazzo ci rimane oggi solo la parte centrale, mentre è andata distrutta tutta la cinta muraria esterna. Il fossato è invece stato interrato.

Leonardo a Rimini

Leonardo da Vinci giunge a Rimini, come ingegnere e consigliere militare di Cesare Borgia, e rimane colpito dal gioioso suono delle cannelle d’acqua della fontana principale della Città (l’attuale Fontana della pigna). Come lui stesso scrive: “Fassi un’armonia colle diverse cadute d’acqua, come vedesti alla fonte di Rimini, come vedesti addì 8 d’agosto 1502”. Questa armonia gli suggerisce l’idea di costruire un organo idraulico utilizzando l’acqua non già come pompa per comprimere l’aria, come accadeva negli organi tradizionali conosciuti anche in antico e descritti dallo stesso Vitruvio nel “De Architectura”, ma di far suonare l’acqua stessa che cade entro “vasi di terra”. Tale caduta produce suoni diversi a seconda della forma dei vasi. Non si ha notizia se Leonardo sia veramente riuscito a realizzare tale strumento musicale, di certo, non ci sono pervenuti disegni, o anche solo schizzi, che ci facciano capire come egli intendesse realizzare tale macchina. L’architetto Pier Luigi Foschi, direttore dei Musei Comunali di Rimini, ha interpretato l’idea di Leonardo realizzando anche un modello. L’idea è stata sottoposta e condivisa dal prof. Carlo Pedretti, docente presso l’Università della California, uno dei massimi studiosi di Leonardo.
Nel laboratorio di fisica tecnica della facoltà di ingegneria di Bologna il prof. Alessandro Cocchi, con la collaborazione dell’ing. Paolo Guidorzi, ha individuato la dimensione dei “vasi”, ovvero delle colonne d’aria necessarie per ottenere le singole note musicali. La parte meccanica è stata realizzata con ingranaggi in legno, innescati da una turbina mossa dalla caduta dell’acqua, in modo tale da muovere un cilindro che a sua volta muove le leve del comando di apertura delle cannelle. Le valvole di chiusura sono state eseguite del tipo “conico”, già disegnato dallo stesso Leonardo, in modo tale da evitare una “coda” di caduta d’acqua dopo la chiusura della valvola stessa, alterando quindi il suono. Lo strumento realizzato è composto da otto canne corrispondenti alle note fondamentali di un’ottava. Il sistema sopra descritto è in grado di suonare, in maniera autonoma secondo una programmazione, brani musicali con una o più note in contemporanea: “D’una caduta d’un’acqua di fonte che ne facci un’armonia, che componga una piva co’ molte consonanze e boci”. Lo strumento musicale è stato realizzato dallo stesso arch. Pier Luigi Foschi, coadiuvato dall’ing. Lanfranco Ricci e da Marcello Iriti.

L'opera è attualmente esposta al Museo della Città di Rimini; di recente è stata esposta agli Uffizi a Firenze.

Citazione di Leonardo tratta dal Codice II di Madrid, f. 55 r : "D’una caduta d’un’acqua di fonte se ne facci un’armonia, che componga una piva co’ molte consonanze e boci Fermeremo i nostri vasi di terra di poi il corso dell’acqua ch’essce de’ vasi mova una rota dentata nell’albero suo. Li quali denti apra le canne dell’acqua che cade ne'vasi di mano in mano secondo il loro bisogno, come fa la mano sopra li tasti dell'organo. Vole infine essere in modo di tastame d'organo, acciò che toccando un tasto e' s'alzi l'oposita sua partee apra la canna dell'acqua".

Presenza e ruolo degli Ebrei a Rimini

    * XI-XIII secolo. Nel 1015 l'appalto dei dazi d'entrata nel porto (il cosiddetto teloneo «judeorum») è concesso ad israeliti che operano assieme al monastero di San Martino nel 1015 ed ai Canonici cittadini nel 1230.

    * XIV secolo. Attività di prestito sono attestate con una rete che comprende Perugia, Fano, Ancona, Urbino, Forlì, San Marino, Santarcangelo di Romagna, Montefiore conca e Gradara.

    * XV secolo. Gli Ebrei ricevono favori dai Malatesti. Agli inizi del Quattrocento Rimini è «costituita prevalentemente da ceti mercantili e artigianali», con «una fiorente comunità ebraica a completare il quadro variopinto di una città cosmopolita» (A. Vasina). Dopo la morte di Carlo Malatesti nel 1429, si registrano manifestazioni contro la comunità ebraica ed i suoi banchi, saccheggiati. Nel 1432 Galeotto Roberto Malatesti ottiene da papa Eugenio IV un «breve apostolico» che introduce per gli Ebrei il «segno» di distinzione obbligatorio. Anche Sigismondo Pandolfo Malatesta è in rapporto con i banchieri ebraici. Nel 1462 per la fabbrica del Tempio ottiene un prestito da Abramo figlio di Manuello di Fano. Il quale aveva un fratello, Salomone, banchiere ed importante personaggio della comunità ravennate. Abramo e Salomone si trasferiscono nel territorio riminese, e gestiscono un banco nel castello di Montefiore attorno al 1459 (Muzzarelli). Nel 1489 a carico degli Ebrei è decisa un'imposta destinata a finanziare la difesa costiera contro i Turchi.

    * XVI secolo. Nel 1503 si replica l'assalto contro i loro banchi, due anni dopo la creazione del «Sacro Monte della Pietà». Il 13 aprile 1515 il Consiglio cittadino stabilisce il dovere per gli Ebrei d'indossare una berretta gialla se maschi ed un qualche «segno» (una benda anch'essa gialla) se donne. Il 22 luglio 1548 il Consiglio obbliga gli Ebrei riminesi a non abitare fuori delle tre contrade (San Silvestro, Santa Colomba e San Giovanni Evangelista) dove già si trovavano. Si anticipa così il provvedimento di papa Paolo IV («bolla» Cum nimis absurdum del 14 luglio 1555 con cui si istituisce il ghetto in tutto lo Stato della Chiesa). Il 20 agosto 1555 si delimita la zona in cui agli Ebrei è permesso risiedere, ovvero la sola di Sant'Andrea (corrispondente all'odierna via Bonsi), in un tratto che va dall'angolo degli attuali Bastoni Occidentali (detti allora «Costa del Corso») sino all'oratorio di Sant'Onofrio. All'inizio ed alla fine del ghetto sono posti due portoni. Nel 1556 le famiglie ebree riminesi sono dodici. Nel 1557 la Municipalità ha già realizzato il ghetto trasferendovi i singoli nuclei famigliari. Nel 1562 la Municipalità proibisce (29 aprile) ai Cristiani di abitare nella contrada degli Ebrei, ma autorizza (14 ottobre) il ricco Ebreo Ceccantino di avere casa «extra ghettum». Nel 1569, il 26 febbraio, Pio V dà il bando agli Ebrei da tutte le sue terre, ad eccezione di Ancona e Roma. Però nel 1586 se ne trovano ancora a Rimini. Essi chiedono in Consiglio il 22 dicembre di poter continuare a vivere «familiariter» in città al di fuori del luogo detto «il ghetto» dove si rifiutano di permanere. Non ricevono risposta. Il 9 dicembre 1586 il Consiglio aveva autorizzato gli Ebrei che avevano licenza di abitare in tutto lo Stato della Chiesa, a risiedere a Rimini nel ghetto. Il 19 settembre 1590 non è approvata in Consiglio la proposta di approntare gli strumenti amministrativi per cacciare dalla città gli Ebrei che non l'avevano ancora abbandonata, e che sono equiparati a «vagabondi e forestieri» per i quali si voleva una pronta espulsione.

Sempre del XVI secolo, nell'attuale piazza Tre Martiri (allora piazza Giulio Cesare), venne eretto il Tempietto del Bramante, nel luogo dove si narra avvenne il miracolo della mula ad opera di S. Antonio da Padova.

    * XVII secolo. Nel 1615 il ghetto è distrutto da una rivolta popolare, secondo il racconto di monsignor Giacomo Villani (1605-1690). Alla «perfida gens Iudeorum» è ordinato di lasciare Rimini, e le porte del ghetto sono distrutte su richiesta di alcuni nobili. Nel 1656 a «un tal Hebreo Banchiere» di cui non si fa il nome ma che era conosciuto dal mallevadore («il gentilhuomo Hebreo di questa Città»), si concede di aprire un banco con la facoltà di avere presso di sé la famiglia. Il 16 giugno 1666 il Consiglio di Rimini invece boccia (31 contrari, 14 a favore) la proposta di chiedere al papa di ricostituire il ghetto per gli Ebrei ad «utile e beneficio» della città. Infine nel 1693 alcuni commercianti ebrei «soliti a venire a servire con le loro mercanzie» a Rimini, con un memoriale letto in Consiglio il 17 febbraio ottengono l'autorizzazione ad inoltrare al pontefice la supplica per poter rientrare in città. Come sia andata a finire la faccenda, la Storia non lo dice. Essi ritornano ad apparire nei documenti un secolo dopo.
 
FEDERICO FELLINI
 
Federico Fellini (Rimini, 20 gennaio 1920  – Roma, 31 ottobre 1993) è stato un celebre regista e sceneggiatore italiano.

È considerato universalmente come uno dei maggiori protagonisti della storia del cinema mondiale. Per la sua spettacolare attività da cineasta gli è stato conferito nel 1993 l'Oscar alla carriera.

Nell'arco di quasi quarant'anni - da Lo sceicco bianco del 1952 a La voce della luna del 1990 - Fellini ha "ritratto" in decine di lungometraggi una piccola folla di personaggi memorabili. Definiva se stesso "un artigiano che non ha niente da dire, ma sa come dirlo". Ha lasciato opere indimenticabili, graffianti, ricche di satira ma anche velate di una sottile malinconia. I titoli di tre dei suoi più celebri film, La strada, La dolce vita, e Amarcord - sono diventati dei topoi citati, in lingua originale, in tutto il mondo.

Biografia

Infanzia e giovinezza

Federico Fellini nasce a Rimini da una famiglia borghese. La madre, Ida Barbiani, romana del rione Esquilino, era casalinga e il padre, Urbano, era un rappresentante di liquori, dolciumi e generi alimentari di Gambettola, cittadina situata a poco più di 20km ad ovest di Rimini. Federico segue studi regolari, frequentando il Liceo Classico «Gambalunga» e rivela già il proprio talento nel disegno, che manifesta sotto forma di vignette e caricature di compagni e professori. Il suo disegnatore preferito era l'americano Winsor McCay, inventore del personaggio «Little Nemo». Ispirandosi al celebre personaggio, nella sua camera da letto aveva costruito con l'immaginazione un mondo inventato, in cui immaginava le storie che voleva vivere e vedere al cinema. Ai quattro montanti del suo letto aveva dato i nomi dei quattro cinema di Rimini: di lì, prima di addormentarsi, prendevano forma le sue storie immaginifiche.

Già prima di terminare la scuola, nel corso del 1938 Fellini inizia una collaborazione con giornali e riviste fra cui la milanese Domenica del Corriere[senza fonte]. A neanche vent'anni, nel gennaio 1939, decide di trasferirsi a Roma, ufficialmente con lo scopo di frequentare l'Università, in realtà per seguire la aspirazione di dedicarsi alla professione di giornalista. Fellini diciottenne fa tappa a Firenze dall'editore Nerbini, e rimane qualche tempo a collaborare con il settimanale 420, come disegnatore di vignette e autore di brevi prose.

Gli esordi
Fellini giunge nella capitale seguito dalla madre Ida (che nella città ha i suoi parenti) e dai due fratelli Riccardo e Maddalena (allora piccolissima); prende alloggio in via Albalonga, fuori porta San Giovanni (nel quartiere Appio Latino). Si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza.
Le prime esperienze del giovane Fellini rivelano che il suo obiettivo professionale non era tanto diventare avvocato (non sosterrà mai un esame) quanto intraprendere il lavoro di giornalista. Federico Fellini esordisce infatti, pochi mesi dopo il suo arrivo a Roma, nell'aprile del 1939, sul Marc'Aurelio, la principale rivista umoristica italiana, nata nel 1931 e diretta da Vito De Bellis. Collabora come disegnatore satirico, ideatore di numerose rubriche (tra cui È permesso…?), vignettista, e autore delle celebri "Storielle di Federico", divenendo ben presto una firma di punta del quindicinale.
Il successo al Marc'Aurelio si traduce in buoni guadagni e inaspettate offerte di lavoro. Fellini fa conoscenza con personaggi a quel tempo già noti. Inizia a scrivere copioni e gag di sua mano. Collabora ad alcuni film di Erminio Macario: Imputato, alzatevi! e Lo vedi come sei... lo vedi come sei? del 1939; Non me lo dire! e Il pirata sono io del 1940; scrive le battute per gli spettacoli dal vivo di Aldo Fabrizi.

Nel 1941 Fellini viene chiamato a collaborare con l'EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche). Fellini scrive per la radio una novantina di copioni, fra presentazioni di programmi musicali, riviste radiofoniche e brevi scenette.
Nel 1942 Fellini incontra negli studi dell'EIAR Giulietta Masina. Già nel luglio 1943 la coppia si presenta ai genitori di lei. Dopo l'8 settembre 1943 la loro unione conosce un'accelerazione: Fellini, invece di rispondere alla chiamata alla leva, convola a nozze con Giulietta il 30 ottobre. Nei primi mesi vivono insieme nella casa della zia della moglie, Giulia, in via Lutezia. La zia di Giulietta era benestante (la sua famiglia possedeva a Milano il calzaturificio «Di Varese» ed era vedova di Eugenio Pasqualin, preside del Liceo Tasso della capitale).
Intanto il sodalizio artistico era già avviato: dal 1942 la giovane studentessa di Lettere nonché attrice interpreta il personaggio di Pallina, prima fidanzata e poi moglie bambina di Cico. Le disavventure della giovane coppia vengono trasmesse all'interno della rivista radiofonica Terziglio per riprendere nel dopoguerra in una serie autonoma intitolata Le avventure di Cico e Pallina, chiusa dopo quattordici puntate nel febbraio del 1947. La Masina e Fellini ebbero un figlio, Pier Federico, nato il 22 marzo 1945 e morto appena dodici giorni dopo la nascita, il 2 aprile. Una tragedia che segnerà inconsciamente la vita del regista.

Agli inizi degli anni quaranta (1941-1942) conosce Tullio Pinelli, scrittore per il teatro. In breve nasce un sodalizio professionale: Fellini elabora idee e schemi, Pinelli li dispone dentro un struttura testuale. In quegli anni Fellini e Pinelli firmano come sceneggiatori i primi grandi successi di Aldo Fabrizi, fra cui nel 1942 Avanti c'è posto... e Campo de' fiori di Mario Bonnard. Nel 1944, in tempo di guerra, Fellini dipinge caricature ai soldati alleati in un locale in una traversa di via del Corso, via Margutta, insieme al giornalista Guglielmo Guasta ed ai pittori Carlo Ludovico Bompiani e Fernando Della Rocca.
Nel 1945 avviene il decisivo incontro con Roberto Rossellini. Fellini collabora alle sceneggiature di Roma città aperta e Paisà, considerate le prime pellicole del Neorealismo italiano. In Paisà Fellini ricopre anche il ruolo di assistente sul set. Sembra provato che, in assenza di Rossellini, giri alcune scene di raccordo (di certo dirige una lunga inquadratura della sequenza ambientata sul Po). Fu il suo battesimo dietro la macchina da presa.
Successivamente Fellini continua realizzare nuove sceneggiature. Nel 1948 un soggetto realizzato con Pinelli viene messo in scena: "Il miracolo", uno dei due episodi de "L'amore", film diretto da Roberto Rossellini. Nell'episodio Fellini è anche attore. Seguono altri copioni, quali In nome della legge, Il cammino della speranza, La città si difende di Pietro Germi. Ancora, con Alberto Lattuada, scrive la sceneggiatura di Il delitto di Giovanni Episcopo, Senza pietà e Il mulino del Po.

Nel 1950 firma a quattro mani Luci del varietà, che dirige in coabitazione con Alberto Lattuada. Sarà quella "mezza regia" che lo accompagnerà per gli anni successivi nell'enumerazione dei suoi film. Due anni dopo giunge al debutto assoluto come regista, con Lo sceicco bianco, scritto con Tullio Pinelli. Da questo momento in poi l'attività di regista prende il sopravvento su quella di sceneggiatore. Fellini inaugura uno stile nuovo, estroso, umoristico, una sorta di realismo magico, onirico, che non viene subito apprezzato.
Il film successivo I vitelloni, che racconta la vita di provincia di un gruppo di amici a Rimini, ha invece un'accoglienza entusiastica. Alla Mostra del cinema di Venezia l'opera conquista il Leone d'Argento. La fama di Fellini si espande per la prima volta all'estero. È il 1953 e il regista riminese, poco più che trentenne, fa ricorso - ed è appena al suo secondo film - a episodi e ricordi dell'adolescenza, ricchi di personaggi destinati a restare nella memoria. Allo stesso anno risale la collaborazione di Fellini al film a episodi progettato da Cesare Zavattini, Riccardo Ghione e Marco Ferreri L'amore in città: l'episodio diretto dal regista riminese - Agenzia matrimoniale - è, secondo molti critici, il più riuscito.

Film con Dino De Laurentiis
Con il 1957  arriva il primo Premio Oscar come Miglior Film Straniero, istituito per la prima volta in quell'edizione, per La strada, film ricco di poesia che racconta il tenero ma anche turbolento rapporto fra Gelsomina, interpretata da Giulietta Masina, e Zampanò, interpretato da Anthony Quinn), due strampalati artisti di strada che percorrono l'Italia dell'immediato dopoguerra. Il successo è ribadito con un nuovo Oscar tre anni dopo per Le notti di Cabiria. Anche in questo caso, protagonista è Giulietta Masina, sempre molto presente nei primi film del regista riminese. Il film conclude, insieme a Il bidone (1955) il trittico ambientato nel mondo degli umili e degli emarginati.

Film con Angelo Rizzoli

Negli anni Sessanta la vena creativa di Fellini si esprime con tutte le sue energie, rivoluzionando i canoni estetici del cinema. Appaiono in questo decennio i film più sconvolgenti del regista.
Nel 1960 esce La dolce vita: definita dallo stesso Fellini un film «picassiano» ("comporre una statua per romperla a martellate", aveva dichiarato), la pellicola - che abbandonava gli schemi narrativi tradizionali - destò scalpore e polemiche perché, oltre a illustrare situazioni fortemente erotiche, descriveva con piglio graffiante una certa decadenza morale che strideva con il benessere economico ormai acquisito dalla società italiana.
 

 
Interprete del film, insieme a Marcello Mastroianni, un'"attrice venuta dal freddo", la svedese Anita Ekberg, che sarebbe rimasta - con la scena del bagno nella Fontana di Trevi - nella memoria collettiva: la Ekberg sarà ancora con Fellini nel 1962 in un episodio di Boccaccio '70, «Le tentazioni del dottor Antonio», assieme ad un esilarante Peppino De Filippo. Il film fu premiato con la Palma d'oro al Festival di Cannes.

Gli interrogativi che può porsi un uomo e un autore di quarant'anni, quali era Fellini nel 1963, sono espressi in quello che viene considerato il suo film più valido, 8 1/2, premiato anch'esso con un premio Oscar (assieme a quello di Piero Gherardi per i costumi). Il film viene ancor oggi considerato uno dei più grandi della storia del cinema, tanto da essere stato inserito dalla prestigiosa rivista inglese Sight & Sound al 9° posto nella graduatoria delle più belle pellicole mai realizzate e al 3° nella classifica stilata dai registi.
 
 
 
 
Amarcord ed altri successi
In Giulietta degli spiriti, ancora con la Masina (1965), Fellini adotta per la prima volta il colore, in funzione espressionistica. Il film successivo, Il Viaggio di G. Mastorna, già in cantiere, non viene realizzato. Fellini, quarantacinquenne, deve pagare pesanti penali. Si riprende prontamente alla fine del decennio. La fine degli anni sessanta e l'inizio dei settanta  sono anni di intenso lavoro creativo. Tornato sul set, dopo aver rinnovato completamente la squadra tecnica e artistica intorno a sé, gira nel 1968  un episodio del film Tre passi nel delirio, l'anno seguente realizza un documentario per la televisione  (Block-notes di un regista), cui segue il film Fellini Satyricon (1969). È di nuovo grande successo, i problemi degli anni precedenti sono definitivamente alle spalle.

La produzione successiva di Fellini segue ancora un ritmo ternario: I clowns (girato per la TV, 1970), Roma (1972) e Amarcord (1973) tutti incentrati sul tema della memoria. L'autore cerca le origini della propria poetica esplorando le tre città dell'anima: il Circo, la Capitale e Rimini . Il film conclusivo della terna, Amarcord («mi ricordo» in dialetto romagnolo) vince l'Oscar, il quarto per il regista riminese.

Dopo Casanova del 1976, considerato da molti come il momento più alto del talento visionario di Fellini regista, sarà il turno di Prova d'orchestra (1979) e La città delle donne (del 1980); l'ultimo decennio di attività di Fellini sarà arricchito dagli ultimi capolavori: E la nave va (1983), Ginger e Fred (1985), Intervista (1987), e il lavoro dell'addio La voce della luna (1990), da Il poema dei lunatici di Ermanno Cavazzoni.

Nel 1993 ricevette dall'Accademia delle arti e scienze cinematografiche americana il suo ultimo Oscar, il più importante, alla carriera. Fellini morì il 31 ottobre dello stesso anno presso il Policlinico Umberto I di Roma, dove era ricoverato per un tumore ai polmoni, a causa di un banale incidente: soffocamento per un pezzetto di mozzarella che ostruì la trachea e che gli causò danni irreparabili al cervello. Il 30 ottobre avrebbe dovuto celebrare le sue nozze d'oro con la moglie Giulietta Masina

Le sue spoglie riposano accanto alla moglie e a quelle del figlio Federichino, morto poco dopo la nascita, nel cimitero di Rimini: sovrasta il luogo dell'inumazione una scultura di Arnaldo Pomodoro dal titolo Le Vele, ispirata al film E la nave va.

Fellini e il fumetto

Non bisogna dimenticare che Fellini collaborò, con Milo Manara, anche a due fumetti: Viaggio a Tulum e Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet, alla cui sceneggiatura avrebbero partecipato personaggi come Dino Buzzati e il giornalista Alfredo Pigna, definito da Vincenzo Mollica: «il film non realizzato più famoso del mondo». Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet. URL consultato il 11 - 05 -2007.

Federico Fellini, come scritto, fu egli stesso un abilissimo disegnatore, attività con la quale si guadagnò da vivere nei primi anni a Roma. Da regista, disegnava abitualmente le scene dei suoi film. Collaboravano allo sviluppo dello storyboard, così come all'ideazione dei tipi e delle situazioni, l'artista surrealista Roland Topor e il pittore australiano Albert Ceen, uno degli animatori della "dolce vita".
 
I PARCHI DIVERTIMENTO
 
L'Italia in Miniatura

L'Italia in miniatura è un particoarissimo parco di divertimento per bambini e adulti curiosi di arte e cultura. Non si tratta in effetti di un parco in cui sono presenti giochi di azione, bensì è un parco che ripropone in scala i monumenti più belli dell'Italia e del'Europa.
Questo parco, che si trova a Viserba di Rimini, è stato ideato da Ivo Rambaldi, e propone  273 riproduzioni in scala.
 
Venezia riproposta in scala
 
Immagine tratta dal sito ufficiale: http://www.italiainminiatura.com
 
Fiabilandia
 
Fiabilandia è un parco divertimenti per la famiglia situato a Rivazzurra, frazione di Rimini. In questo parco è possibile seguire percorsi didattici dedicati alla natura e alla conoscenza degli animali.
 
Per saperne di più: http://www.fiabilandia.net/
 
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